Negli ultimi anni le normative europee sulle emissioni hanno interessato per gran parte i gas di scarico dei motori.
Con l’arrivo della nuova normativa Euro 7 il prossimo novembre, l’attenzione si amplia però anche ad altre fonti di inquinamento legate alla circolazione dei veicoli.
Per la prima volta, infatti, l’Unione Europea prenderà in considerazione anche le particelle generate dall’usura di freni e pneumatici, introducendo limiti e sistemi di misurazione specifici.
Si tratta di un cambiamento importante che coinvolgerà direttamente i produttori di gomme e che potrebbe influenzare il modo in cui vengono progettati gli pneumatici nei prossimi anni.
Perché l’usura degli pneumatici è sotto osservazione
Quando un veicolo si muove, l’attrito tra pneumatico e asfalto provoca il distacco di minuscole particelle di materiale.
Queste particelle, composte da gomma e residui del manto stradale, contribuiscono alla formazione di polveri sottili e microplastiche che finiscono nell’aria e nell’ambiente.
Secondo alcune stime, il traffico su strada in Europa produce centinaia di migliaia di tonnellate di particelle derivanti dall’usura dei pneumatici ogni anno, una quantità significativa che ha spinto le istituzioni europee a intervenire con nuove regole.
Fino ad oggi questo fenomeno non è ancora stato regolamentato in modo specifico, mentre la normativa Euro 7 mira proprio a ridurre l’impatto ambientale di queste emissioni non provenienti dallo scarico.
Come verranno misurate le emissioni
La normativa prevede l’introduzione di metodi di test standardizzati per valutare l’abrasione dei pneumatici a regime di funzionamento.
Il metodo di misurazione è stato stabilito dalla Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE): i test saranno svolti simulando 8.000 km di percorso su strada.
Il limite preciso di materiale perso dev’essere ancora fissato, ma le basi tecniche sono già state concordate.
I risultati verranno espressi in milligrammi per chilometro rapportati al peso del veicolo.
Questo sistema consentirà di confrontare le prestazioni ambientali dei diversi pneumatici in modo oggettivo.
Se un modello non rispetterà i limiti stabiliti, non potrà essere commercializzato nel mercato europeo.
Il metodo di prova sarà integrato nelle normative tecniche internazionali dedicate agli pneumatici e rappresenterà uno standard comune per tutti i produttori.
Cosa cambierà per l’industria degli pneumatici
Le nuove regole spingeranno i principali produttori a investire ancora di più in ricerca e innovazione, sviluppando mescole e strutture capaci di ridurre l’abrasione senza compromettere sicurezza, durata e prestazioni.
Michelin, ad esempio, sta investendo molto nell’innovazione tecnologica: utilizzando sensori e sistemi di monitoraggio capaci di rilevare in tempo reale le particelle generate dall’usura degli pneumatici. L’obiettivo è raccogliere dati utili per sviluppare nuove mescole più sostenibili, potenzialmente biodegradabili e meno soggette ad abrasione.
Continental ha scelto invece di concentrarsi soprattutto sulle materie prime, sperimentando soluzioni alternative come la gomma naturale ottenuta dal dente di leone e processi di riciclo avanzati. Queste tecnologie mirano a ridurre il peso degli pneumatici, la resistenza al rotolamento e il livello di usura, con test interni che indicano miglioramenti fino al 25%.
Anche Pirelli si muove nella stessa direzione: con la gamma Elect, progettata per veicoli elettrici, punta a diminuire l’usura fino al 20% grazie a mescole specifiche e strutture più leggere.
La diffusione delle auto elettriche rende però la situazione ancora più complessa.
A parità di dimensioni, questi veicoli pesano mediamente tra il 20 e il 30% in più rispetto alle versioni con motore termico e dispongono di una coppia immediata molto elevata.
Due caratteristiche che mettono maggiormente sotto stress gli pneumatici e possono accelerare il consumo del battistrada.
Alcune analisi indicano che, su vetture elettriche, le gomme potrebbero usurarsi anche fino al 50% più velocemente.

